What the Thunder said. Ciò che disse il tuono

Testo di Iacopo Pesenti per la mostra personale What the Thunder said. Ciò che disse il tuono, a cura di Raffaella Fossati, presso Giallo 40, Milano, 2026.

[…] You cannot say, or guess, for you only know
A heap of broken images, where the sun beats,
[…]
And I will show you something different from either
Your shadow at morning striding behind you
Or your shadow at evening rising to meet you;
I will show you fear in a handful of dust.
1

Questa selezione di dipinti e disegni realizzati tra il 2022 e il 2026 non vuole in questa occasione rappresentare l’esito di un lavoro concluso, bensì un momento di passaggio e di trasformazione. Nell’intento di evidenziare quel progressivo succedersi di condensazioni e decostruzioni di cui col tempo ho imparato a fidarmi, riconoscendo in esso un carattere essenziale della mia ricerca.

What is that sound high in the air
Murmur of maternal lamentation
[…]
Over endless plains, stumbling in cracked earth
[…]
Cracks and reforms and bursts in the violet air
[…]
Unreal
2

La maggior parte di questi lavori è stata realizzata nel 2025, tra Morbegno e Milano. I frequenti spostamenti, l’ambiguità delle relazioni tra l’urbano e il naturale, la meditativa asprezza dei paesaggi montani – luoghi di ibernazione e di solitudine ma anche di immaginazione e sconfinamento – hanno certamente influito in un profondo cambio di prospettive, alimentando le preesistenti necessità di una pittura più organica, di una processualità svincolata dai presupposti della linearità, dunque di uno sguardo ulteriormente aperto, volto alla libertà di ciò che sempre sfugge alle nostre possibili definizioni.
In tutto questo, inaspettatamente, una disordinata lettura del celeberrimo poema di Eliot The Waste Land si è rivelata lo scomodo, provvidenziale appiglio nel corso di un’esperienza difficile da raccontare.
Lasciando andare l’immaginazione, i segni di questa tensione potrebbero essere quelli di un’irregolare traversata, per oceani o deserti dove il niente e il tutto si rovesciano l’uno nell’altro, perdendosi nell’orizzonte. Nel dubbio che in realtà quell’orizzonte non esista, che – come l’azzurro del cielo? – sia visibile solo da qui.
Quando ci concediamo di guardare ad essa, la terra desolata è un estremo del mondo dentro e fuori di noi. Uno di quei luoghi che tutti, almeno una volta, dobbiamo attraversare – per perderci, rischiando di non ritrovarci o di ritrovarci cambiati. Un luogo di morte e rinascita, dove echi e fantasmi – frammenti di sogni e visioni – ci attraversano e ci segnano, aprendoci a volte a un più vero destino.
Di questo, e solo di questo, viviamo.

[…] what have we given?
[…]
The awful daring of a moment’s surrender
Which an age of prudence can never retract
By this, and only this, we have existed
Which is not to be found in our obituaries
Or in memories draped by the beneficient spider
Or under seals broken by the lean solicitor
In our empty rooms
3

  1. T. S. Eliot, The Waste Land, 1922, capitolo I (The Burial of the Dead), vv. 21-29. ↩︎
  2. Ivi, capitolo V (What the Thunder said), vv. 366-376. ↩︎
  3. Ivi, vv. 401-409. ↩︎