Tra realtà e sogno

Testo di Bianca Basile pubblicato nella mostra La città. Tra realtà e sogno, Fondazione San Fedele, Milano, 2024

Tra realtà e sogno si presenta come un campo di forze dissonanti polarizzate tra l’affermazione del segno e la ricercata indefinibilità del soggetto dipinto.

Una misteriosa struttura nubiforme sconfina il lato superiore del quadro e interrompe un’abbacinante distesa azzurra. Un fulmine bianco, proveniente dalla nube, attraversa lo spazio ed esce di scena dal basso, attraverso un’oscura voragine. Dalla nube altri raggi di diversa natura irrompono nella tessitura brulicante di un campo di tonalità elettrica, che si incurva come un colle erboso sull’intera parte inferiore del dipinto.

Uno strano sipario incornicia la scena. Due elementi laterali, parziali e indefinibili, delimitano l’immagine aprendone l’intuizione oltre i confini della tela. Nel suo andamento ondivago, il confine tra le zone di colore frastagliato e la fredda campitura azzurra si impone come un orizzonte che separa la terra dal cielo. Nella poetica di Pesenti, ogni limite è soglia di una dimensione sconosciuta e tutti gli elementi della scena contribuiscono in qualche modo a rimandare a un mondo più vasto e meno definito. L’artista non segue un sistema narrativo ma rimarca il meccanismo dell’intuizione immediata, caratteristica dell’esperienza visiva. L’unica coordinata lasciata dall’artista è il titolo dell’opera, Tra realtà e sogno, frammento del tema proposto dal PAV di quest’anno, La città. Tra realtà e sogno.

Il dipinto, anziché narrarci di un’Apocalisse o della creazione di una Città Celeste, suscita in noi delle domande: la tempesta (de)costruttiva ha arpionato la terra per soffermarsi su di essa o per farla ascendere verso l’Oltre? La Terra stessa è nell’atto di compiere la propria volontà, stanca di attendere che una città da sogno venga edificata per mano umana? La Città Celeste per poter sorgere sul mondo degli uomini che hanno perso nel cemento i propri sogni, ne sta sacrificando una parte?

Pesenti mette così a confronto la terra, luogo del possibile, dell’edificabile, della vita concreta con il cielo, luogo cui l’uomo innalza lo sguardo, le proprie aspirazioni, e le città stesse. L’artista dipingendo un limite ne fa sconfinare le parti, evoca il rischio che i sogni e le speranze possano smarrirsi nelle città, tra gli obblighi materiali e i compromessi politici e sociali che comporta viverle.

L’artista ci chiede di confrontarci con il quadro come con un sogno ad occhi aperti. Chiede a chi guarda lo sforzo di sporgersi oltre la soglia di uno spazio sconosciuto e di accettarne l’indeterminatezza. In questa prospettiva, la scelta del trittico per Pesenti è funzionale a evocare la molteplicità e simultaneità dell’esperienza dell’immagine, nella realtà sensibile come in quella del sogno. In particolare l’opera pittorica riflette lo sforzo di sintesi che lo sguardo deve operare nella frammentarietà del mondo. Nella società contemporanea, la capacità di guardare e interpretare il proprio contesto è indebolita, frammentata tra cocci di idealismi infranti. Abitare questi terreni sconnessi non è possibile senza il salto, che solo l’immaginazione consente, dal noto all’ignoto. L’opera sintetizza quanto il sogno sia fondamentale, in quanto accesso immediato alla nostra essenza, fatta di paure e desideri che determinano il carattere dell’individuo e le azioni che lo portano a vivere la propria realtà, a edificare sé stesso e a plasmare il mondo che lo circonda.